Reportage

 

 

 

L’estrema destra avanza. Ma c’è ancora Rouvroy (April 2017, Left)

«Siamo militanti. E voi?», chiede Pascal prima ancora di presentarsi. Sguardo fiero, barba bianca incolta, indossa un basco nero, pantaloni mimetici e una giacca verde militare che ricorda quella del Che. In mano non ha la falce e martello, bensì un secchio pieno di colla e un pennello gigante. Édouard, che è con lui, impugna, arrotolati, i manifesti del Partito comunista francese (il Pcf ) e del sindacato Cgt, la Confédération générale du travail. Nascosto da un cielo a tratti plumbeo, il sole delle nove del mattino va e viene, illuminando i manifesti del Front national (Fn) che recitano “Au nom du peuple”, “Nel nome del popolo”. Il sorriso smielato e lo sguardo penetrante di Marine Le Pen sono affissi su una bacheca. Sulla testa della leader del Fn campeggia la scritta: Ville de Rouvroy, Città di Rouvroy.


 

Ora Klaver posi la prima pietra (March 2017, Left)

Mentre parlo con Ernestine Comvalius, 63, in una stanza fatta di muri grigi e sedie colorate, non posso fare a meno di pensare al personaggio dell’Oracolo nel film Matrix. Non è soltanto la somiglianza fisica: ogni parola pronunciata sembra un origami che cela sfaccettature, pieghe e cambi di direzione. Ernestine è la direttrice del Bijlmer Parktheater, uno dei massimi punti di riferimento della scena artistica e culturale di Amsterdam. Non solo: quando si parla di lotta alla discriminazione razziale in Olanda, il personale del teatro è in prima linea. Per spiegarmi la sua visione dei Paesi Bassi e delle elezioni, Ernestine mi porta indietro nel tempo, Oltreoceano: mi racconta di Angela Davis, dell’adolescenza passata a New York, delle manifestazioni delle Black Panthers alla Columbia University. Poi, con un sospiro intenso, mi catapulta di nuovo nel presente europeo; e sussurra: «GroenLinks? Mi dispiace, ma io non credo più nella sinistra». Il fatto che non ci sia rancore nelle sue parole, non diminuisce la stonatura. Anzi, lo schiaffo in faccia è ancora più forte.


 

Colonia dell’assurdo (Gennaio 2016, Left)

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A Colonia il cielo è limpido, ma c’è un freddo pungente. Il sole delle 13 di sabato 9 gennaio irradia le persone raggruppate sugli scalini tra il duomo e la stazione centrale, l’Hauptbahnhof. Matthieu (il nome è di fantasia), 30 anni, si aggira nervoso. I suo grandi occhi azzurri sono incastonati in un viso pallido, nascosto sotto a un cappuccio grigio – lo sguardo invasato. Dalla bretella destra del suo zaino penzola un rosario di legno. Ogni volta che muove le braccia, la croce sobbalza. Sei un “mollaccione”. Mi fai schifo. Sono venuto dalla Francia per difendere le tue donne. Vuoi aspettare che questi musulmani te le violentino tutte?, esclama in inglese, indicando un signore brizzolato sulla cinquantina. Un ragazzo tedesco-tunisino che passa di lì, lo sente e si ferma. Cominciano a discutere.


 

Inside Pegida, viaggio nella Germania xenofoba (Luglio 2015, Left) – Introduzione

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Mentre sotto al palco sventolano bandiere della Germania, al di là delle transenne campeggia la bandiera “Refugees-Welcome”. La polizia tiene sotto controllo gli AntiFa e cerca di calmare gli animi. A 9 mesi esatti dalla nascita di PEGIDA, il discorso di Bachmann è un J’accuse contro l’abuso del diritto di asilo da parte dei migranti dei Balcani, contro l’islamizzazione delle città tedesche, la cultura pro-gender e, non ultimo, contro i partiti e media mainstream.


 

I BLOGGER DI TUNISI: “NON CHIAMATELA RIVOLUZIONE 2.0”

Avenue Burgiba

Quan­do Lina Ben Mhen­ni mi rag­giun­ge al Grand Café du Thea­tre, in ave­nue Bour­gui­ba, ha an­co­ra il fia­to­ne. Men­tre si ac­co­mo­da al ta­vo­lo, con un gesto della mano, in­vi­ta la sua guar­dia del corpo ad al­lon­ta­nar­si. È ap­pe­na ve­nu­ta dal­l’U­ni­ver­si­tà, dove in­se­gna. Co­min­cio a par­lar­le, ma lei guar­da al­tro­ve, oltre il gran­de viale, le cen­ti­na­ia di per­so­ne di pas­sag­gio, gli scia­mi di taxi lungo la stra­da. Tre anni fa, nel 2011, in que­sto viale si è con­su­ma­ta la forma tan­gi­bi­le della “cy­ber-ri­vo­lu­zio­ne” tu­ni­si­na, la prima della sto­ria.


 

Dietro le quinte di Podemos, circoli virtuosi (Luglio 2014, Left)

Podemos Bruxelles

Julia Na­var­ro, 27, spa­gno­la, mi viene in­con­tro. Quan­do sco­pre che sono ita­lia­no, co­min­cia a chie­de­re in­for­ma­zio­ni sul Mo­vi­men­to 5 Stel­le (M5S). Non appena le dico che anche quello è un mo­vi­men­to nato dal basso, si­mi­le al loro, lei non ci sta e ribatte: “La base del M5S non ha nean­che po­tu­to sce­glie­re con chi allearsi nel Par­la­men­to eu­ro­peo: è stata co­stret­ta a vo­ta­re per un’unio­ne con Nigel Fara­ge.


 

L’Ungheria sospesa di Orbán: da Györ a Budapest (Aprile 2013, Cafébabel) 

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A metà viaggio il treno si ferma a Tatabánya. Rita guarda fuori dal finestrino e a bassa voce con un misto di sarcasmo e rabbia sussurra: “Potrei mettere la mano sul fuoco che qui tutti votano ancora comunista”, e non riesce a nascondere un sorriso beffardo.


 

A make-up artist in Paris, 2013

Charles Gillman is a freelance makeup artist working in Paris. In December 2013 I had the chance to follow him on a photo shoot at Trocadero, Tour Eiffel. See more pictures on my flickr profile

 

 

 

 


Vans Downtown festival in Paris, 2013

The Vans Downtown Festival is the most importan event for skateboarders from all around Europe. See more pictures on my flick profile

 

 

 

 


 

Eurosonics-Groningen 2014

The Eurosonics Festival gathers together in Groningen the best emergent bands from all Europe. From Ronk’n’roll to Electro music: a festival for all tastes. See more pictures on my flickr profile

 

 

 


 

Eurotrip

In the spring of 2013 I spent two months travelling around Europe visiting 5 amazing cities. See more pictures on my flickr profile