Analisi e report

I conti e il segreto di Angela (per non spaventare il Partito)

Il 26 gennaio scorso, annunciando l’inizio ufficiale dei negoziati per la nascita di una nuova Grosse Koalition, Martin Schulz (SPD) ha affermato che l’Ue ha bisogno di una Germania “pro-Europa”. Il ministro degli esteri Sigmar Gabriel (SPD) ha a sua volta ribadito il collegamento fra i progetti “Europa” e “GroKo”. Nei fatti, tuttavia, la trattativa in corso con la CDU-CSU si è incentrata soprattutto su temi nazionali, tanto che alcuni si chiedono se Schulz non agiti la bandiera blu con le stelle gialle soltanto per motivi tattici. Come se il rilancio del processo di integrazione (“Neuer Aufbruch”) sia  (stato) usato dal  Segretario della SPD – in caduta libera negli indici di gradimento – come “carota” per far digerire al partito una scelta controversa: quella di allearsi nuovamente con Merkel.

La bozza di accordo programmatico siglata dai due partiti non si dilunga molto sui dettagli Spesso però in politica il non detto conta più delle parole. La vaghezza degli impegni può celare un disegno condiviso fra i due leader:  tenersi le mani libere per promuovere, a governo formato, una agenda ambiziosa di riforme “europeiste”. Questo è ciò che pensa, ad esempio, una grande esperta di politica europea, Jana Puglierin (capo degli studi UE presso la prestigiosa DGAP, Deutsche Gesellschaft fur Auswärtige Politik). Leggendo fra le righe dell’accordo programmatico GroKo, la studiosa intravede i margini per una vera e propria svolta nella linea tedesca. I segnali sarebbero contenuti nella parte conclusiva del testo, ove si dice che “attraverso un bilancio per gli investimenti dell’Eurozona […] si potrebbero mettere a disposizione risorse per la stabilizzazione macroeconomica e la convergenza sociale , nonché per sostenere le riforme strutturali”. Secondo Puglierin, se Berlino davvero muovesse in questa direzione il processo di integrazione potrebbe fare un salto di qualità.

Sinora il principale ostacolo è sempre stato proprio il governo tedesco. Anticipandone le tradizionali resistenze, anche i tecnici più qualificati hanno smesso di fare proposte ambiziose. Un documento messo a punto da un gruppo internazionale di economisti – molti tedeschi- presso il Center for Economic Policy Research ( Policy Insight 91) ha recentemente affrontato la questione di un possibile budget dell’ Eurozona – opzione cara al governo francese. Il documento riconosce la desiderabilità di questa innovazione. Ma aggiunge subito che , se fosse introdotto, un simile strumento dovrebbe rispondere ad un parlamento adeguatamente rafforzato. Questo passo potrebbe però essere effettuato solo tramite una scelta “politica”, con profonde implicazioni.  Come dire: noi tecnici non ci prendiamo responsabilità che non ci competono e che sono più grandi di  noi. Sono i politici a dover dare luce verde e creare le condizione per l’Unione politica.

E’ possibile, come pensano gli studiosi della DGAP, che il riferimento esplicito ad un fondo di stabilizzazione da parte di Schulz e Merkel  voglia aprire un varco per questo scenario? E che i silenzi successivi siano giustificati dal desiderio di non provocare la reazione degli alleati più conservatori e non complicare la nascita del governo? E’ possibile. La CDU è inquieta. La settimana scorsa (PER CHI LEGGERA’ LUNEDI) il Consiglio economico interno al partito della Cancelliera ha inviato una lettera dai toni accessi ai propri membri che si occupano di UE al tavolo dei negoziati. Il Consiglio si è detto preoccupato della virata: “La [CDU] non può continuare a seguire la SPD nella definizione della politica europea, visto che, sotto al termine ‘pro-Europa’, si nasconde soltanto una maggiore redistribuzione a favore dei Paesi in crisi […] Da chi, se non dalla CDU-CSU, dovrebbe arrivare una urgente e necessaria contro-proposta al piano di riforma suggerito da Macron e Juncker?”.

I giochi tedeschi sull’Europa sono dunque in pieno svolgimento. Il dialogo fra Parigi e Berlino certamente continuerà e resterà cruciale. Ma i destini della UE sembrano oggi appesi alle dinamiche negoziali e agli equilibri interni che si creeranno una volta instaurata la grande coalizione rosso-nera. E’ poco probabile che il programma in via di definizione entri nei dettagli. Sappiamo che Merkel ha interesse a liberarsi dal condizionamento ingombrante di Schäuble e Weidman e che Schulz ha dal canto suo interesse a tener fermo il Neuer Aufbruch non solo per il suo pedegree filo-europeista ma anche per controllare il suo partito e lanciare un segnale “progressista” al proprio elettorato. Seppure indebolito, il fronte conservatore che fa capo a Schauble è ancora vivo e vegeto.

A parte la Francia, nei prossimi mesi gli altri governi UE e i loro elettorati avranno pochi margini di manovra per incidere sull’agenda UE. Possono naturalmente peggiorare la propria posizione decidendo di non usarli, danneggiandosi da soli. Il rischio è  alto soprattutto per l’Italia, che andrà a votare fra un mese e si ritrova con alcuni leader e programmi a dire poco ambigui sui temi europei, quando non apertamente euroscettici.

(Corriere della Sera – L’Economia, 05.02.2018)

Photo CC Flickr: European Parliament

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Merkel e Schulz trovano l’accordo sull’Europa: la nuova Groko metterebbe fine al “diktat dell’austerità”

L’Unione cristiano democratica (CDU) di Angela Merkel e il Partito socialdemocratico (SPD) di Martin Schulz avrebbero trovato un’intesa sulla questione “Europa”, nel contesto delle negoziazioni per una nuova alleanza di larghe intese (GroKo).

È stato lo stesso Martin Schulz a comunicarlo, lunedì, alla stampa tedesca (Der Spiegel). L’accordo sarebbe in linea con quanto già delineato nella bozza del documento programmatico di metà gennaio. Sul piatto ci sarebbero:

● Un aumento delle risorse per l’Unione da parte della Germania;

● La disponibilità a ragionare su un budget per l’Eurozona per favorire gli investimenti;

● Un impegno per rafforzare le politiche contro la disoccupazione giovanile;

● Uno sforzo di armonizzazione per quanto riguarda le politiche contro l’elusione fiscale da parte dei giganti dell’economia digitale;

● La disponibilità a ragionare sull’ideazione di politiche sociali comuni (Unione sociale).

Secondo Schulz (Sueddeutsche Zeitung), l’intesa metterebbe fine all’era del “diktat dell’austerità”.

Il Segretario generale della SPD avrebbe poi comunicato ai membri del proprio partito che si aprirà una finestra di opportunità, “una vera chance per rendere, insieme alla Francia, l’Europa più democratica, sociale e capace di negoziare”. Tutto ciò sarebbe “nell’interesse dei cittadini tedeschi e dell’Europa intera”. Schulz ha inoltre sottolineato quanto questo “progetto” sia, anche, “un affare di cuore”.

Le reazioni in Germania, all’Europa tratteggiata dalla Groko

Eppure, il comitato degli esperti del ministero dell’Economia ha espresso preoccupazione per i piani di Merkel e Schulz: il nuovo Governo sarebbe troppo vicino alle richieste di Macron e Juncker.

Questo il verdetto contenuto in una lettera indirizzata all’Esecutivo, in mano alla testata Die Welt. Il comitato degli esperti del Ministero ricopre un ruolo consultivo ed è composto da circa 30 economisti.

In realtà, già a dicembre, Brigitte Zypries, il capo negoziatore per l’area economica della Groko, aveva ricevuto un documento di 8 pagine relativo al punto “Europa” che invitava alla cautela.

Nella nuova comunicazione, inviata dopo l’uscita pubblica di Schulz, si mettono in discussione, in buona sostanza, tutti i punti al centro del “processo di riforme” abbozzato nel corso degli ultimi mesi da Francia, Germania e Bruxelles: dalla nomina di un ministro dell’Economia per l’Eurozona, allo sviluppo del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), passando per lo sviluppo di un budget per gli investimenti.

Ieri, il portavoce del consiglio, Hans Gersbach (professore di Economia all’ETH di Zurigo), ha criticato soprattutto la formulazione in termini “generici” dell’accordo. Le parole usate dai partner di coalizione offrirebbero “ampi margini di interpretazione”. Sarebbe invece necessario definire innanzitutto quali siano gli obiettivi “comuni europei” che si vogliono raggiungere tramite le nuove risorse messe in campo. Altrimenti, l’accordo potrebbe dare adito allo sviluppo di nuovi strumenti finanziari – simili ai fondi strutturali o regionali, già in essere – che porterebbero alla luce nuovi nodi di “governance”.

Gersbach lega poi il piano della GroKo ai rischi politici interni all’Unione: “Non si può combattere la crescita delle forze populiste con iniziative di investimenti diffusi”. Piuttosto, sarebbe necessario “definire chiaramente quali siano gli ambiti da affrontare”, suggerendo che potrebbe essere sensato focalizzarsi, in primo luogo, sul “controllo delle frontiere esterne”.

A livello più generale – e in termini teorici -, il comitato mette addirittura in dubbio il concetto economico di “shock asimmetrici” che sta alla base delle giustificazioni per un intervento “fiscale” da parte delle istituzioni comunitarie. La causa delle crisi che hanno afflitto l’area valutaria comune, sostiene il Comitato, sarebbe da attribuire alle decisioni di spesa incaute di alcuni Paesi dell’Ue.

Il voto della base della SPD

Il nodo “Europa” rappresenta soltanto uno dei 18 punti di negoziazione della coalizione CDU-SPD. Nonostante ciò, potrebbe essere quello fondamentale per la concretizzazione dell’alleanza. Perché?

Dopo che i due partiti avranno trovato un compromesso complessivo, l’accordo dovrà passare al vaglio della base del Partito socialdemocratico. A dicembre 2017, dopo il fallimento delle negoziazioni per un Governo CDU-liberali-verdi (opzione Giamaica), la segreteria nazionale della SPD aveva infatti deciso che qualsiasi accordo con la CDU sarebbe passato al vaglio della base del Partito: un modo per tutelarsi da un potenziale effetto boomerang in termini di credibilità, dopo che Schulz stesso, in seguito al voto di settembre, aveva escluso una nuova GroKo.

È importante sottolineare che la Corte costituzionale tedesca sta attualmente valutando la legittimità di questa proposta.

In ogni caso, dall’inizio del 2018, la componente giovanile della SPD, la Jusos, ha avviato una campagna nazionale contro la GroKo. Kevin Kühnert, il Segretario dei giovani socialdemocratici, è la guida di questo movimento che, sulla scorta di un scetticismo generale nei confronti dell’ennesima alleanza con Merkel, potrebbe portare a una clamoroso rifiuto della GroKo.

Ma è qui che torna in ballo la questione Europa. Proprio per le giovani generazioni, una svolta sull’austerità nel Vecchio Continente potrebbe infatti essere una condizione sufficiente per approvare il nuovo corso. Resta da capire se le critiche all’accordo – provenienti da alcune aree interne alla CDU e dal Comitato -, siano un segno di scarsa credibilità del progetto di riforma o, piuttosto, una conferma del fatto che si stia aprendo una “finestra di opportunità” per l’Europa.

(Linkiesta, 09.02.2018)

Photo CC Flickr: European Parliament

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Il silenzio di Merkel e le parole di Schulz: che “Europa” sarà quella della GroKo?

Le negoziazioni GroKo (Grosse Koalition) valide per creare il prossimo governo federale tedesco, potrebbero terminare con un accordo già domenica prossima, 4 febbraio.

A seguire, ci sarà il “referendum” della SPD che coinvolgerà la base del Partito. Se l’ala giovanile guidata dall’ormai noto in patria, Kevin Kühnert, continua a opporsi al progetto di una nuova alleanza con Angela Merkel, Martin Schulz farà di tutto per convicere un popolo – quello socialdemocratico – che sembra sempre più scettico riguardo alla leadership del politico di Aquisgrana.

Nei primi giorni di questa settimana, le negoziazioni sono focalizzate soprattutto sulla politica interna e la questione migratoria. È di martedì sera la notizia di un accordo sofferto sul ricongiungimento famigliare per i rifugiati ammessi in patria.

In linea generale, se CDU e SPD sembrano pronte a un’intesa in tempi rapidi, la CSU sta vendendo cara la propria pelle.

Ralf Stegner (SPD) ha affermato che il partito bavarese è “in uno stato di competizione acerrima con la AFD”, il partito di destra radicale, entrato nel Bundestag tedesco dopo le elezioni di settembre 2017.

Oltre ai tratti di xenofobia e islamofobia che caratterizzano la AFD, c’è un altro elemento della competizione tutta a destra, tra AFD e CSU, che potrebbe interessare anche gli altri Paesi membri dell’Ue: quello dell’euroscetticismo. È infatti legittimo chiedersi quanto peserà l’influenza indiretta dell’AFD (mediata dalla paura della CSU) sulla definizione finale della politica europea della GroKo.

Per il momento, il tema non è ancora emerso nelle negoziazioni. La Arbeitsgruppe “Europa”, il gruppo di lavoro dedicato alla definizione della posizione del nuovo gonverno, è guidata da Schulz in persona, oltre che da Peter Altmaier (CDU), ministro delle Finanze ad interim. Spicca, quindi, l’assenza di Merkel.

La prominenza di Schulz punterebbe nella direzione di una politica europea nuova della Germania. Almeno, rispetto ai 5 anni precedenti, nel corso dei quali Wolfgang Schäuble, l’ex-ministro delle Finanze e attuale Presidente del Bundestag, ha determinato il bello e cattivo tempo del processo di integrazione.

D’altra parte, l’“indeterminatezza” delle proposte contenute nella bozza di accordo formulata dai tre partiti a metà gennaio lascia ancora molte porte aperte (o chiuse, dipende dalla prospettiva). Si parla di un aumento delle risorse per il Parlamento europeo, di una legislazione quadro in materia sociale (salario minimo, in primis), di un budget per l’Eurozona. Ma non è specificato come si arriverà a questi obiettivi.

Inoltre, a un livello più generale, il testo dell’intesa è condito di un linguaggio che, per certi versi, non si discosta troppo da quello degli ultimi dieci anni: per dire, la parola “investimento” è sempre preceduta da quella “competitività”. Lo stesso Schulz, ultimamente, articola il suo essere “pro-Europa” soprattutto in funzione delle sfide che arrivano “da fuori”: la politica di Trump, gli investimenti cinesi, l’economia globalizzata. Certo, c’è sempre il riferimento a Macron. Ma anche le proposte del Presidente francese non sono certo scritte nella roccia.

È per questo motivo che, nei prossimi giorni, ci si potrebbe aspettare uno strappo da parte della SPD, uno sprint che indichi cosa intenda concretamente il leader socialdemocratico quando parla di “Neuer Aufbruch, “un nuovo approccio” alla questione europea. Anche perché, quello di una “Germania pro-Europa” sembrerebbe, al momento, l’unico grimaldello utile per convincere la base della SPD ad andare a braccetto, ancora una volta, con Angela Merkel.

Contestualmente, ci sarà da valutare la reazione della CSU, in funzione della sfida AFD. E anche quella della CDU stessa: dalla componente “economica” del Partito sembrano già essere trapelate alcune critiche rispetto alle posizioni della SPD.

Potenzialmente, questi ultimi fattori potrebbero far traballare una “nuova politica europea” della Germania? Teoricamente sì. Ma il fatto che Angela Merkel sia all’alba del suo ultimo mandato da Cancelliera, gioca a favore di Schulz, della SPD e del Sud Europa.

Da Kohl a Mitterrand, i leader più rilevanti del percorso di integrazione sono diventati tali soprattutto nel corso della loro ultima esperienza governativa, momento nel quale hanno dato priorità alla geo-politica.

In altri termini, forse anche Merkel avrà voglia di passare alla storia non esclusivamente come la regina del rigore e dell’austerità. Ma sarà lei a deciderlo, a prescindere dalla volontà del suo partito e di Schulz. A quest’ultimo rimarrà il “compito” di rivendicare il “cambiamento” di fronte alla base socialdemocratica.

(Linkiesta, 01.01.2018)

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