Fact-checking, Uncategorized

Il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, durante una partecipazione a Night Tabloid su Rai2, ha rivendicato alcuni meriti del suo mandato – cominciato a gennaio del 2017.

Abbiamo provato a verificare la veridicità della dichiarazione di Tajani, che può essere divisa in diversi argomenti: la crescita del gradimento dell’Europarlamento, per prima cosa, ma anche una serie di risparmi economici e di rinunce a benefici economici.

Continua su Pagella Politica, 02.05.2018

Photo CC Flickr: Covenant of Mayors

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English, FakEU, Rubriche

Over the past few weeks, the discussion on misinformation has closely tracked major geopolitical developments.

Two weeks ago, the Russian ambassador to the United Nations, Wassili Nebensja, called the chemical attack in Douma “fake news” created by Syrian rebels and Western powers. Some right-wing politicians across Europe, such as Italy’s Matteo Salvini, echoed this narrative.

Downing Street rejected these accusations. In the aftermath of the military strike organized by France, Great Britain and the U.S., authorities in Washington said that online activity of Russian-related trolls exploded (the precise numbers have been challenged by the DFR Lab). Meanwhile, Labor’s shadow Home secretary Diane Abbott was criticized for using an irrelevant composite picture in a tweet critical of the military operation in Syria.

Continua su Poynter, 25.04.2018

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Rassegne

In un’analisi pubblicata su Politico.eu, Matteo Garavoglia (Ricercatore associato Università di Oxford) scrive che l’Italia ha bisogno di nuovi volti politici che possano rilanciare una politica progressista pragmatica, in linea con i valori europei. La vittoria delle forze populiste, in Italia come altrove, apre scenari imprevedibili. Ma in un simile contesto, l’affermazione di figure “à la Macron” potrebbe rivoluzionare l’intero scacchiere politico. Insomma, non è detto che i successi dei vari Wilders, Le Pen, ecc. arrivino per nuocere, nel medio periodo. Come dire, qualcuno dovrebbe accettare la sfida lanciata da questi ultimi e cogliere l’occasione di un elettorato liberale in cerca di una nuova “offerta politica”.

Su Project Syndicate, Jeffrey D. Sachs, noto economista ex-FMI e Direttore del Center for Sustainable Development della Columbia University usa toni meno enfatici con riferimento allo stato del Belpaese e suggerisce prospettive diverse. Per Sachs, dagli sviluppi politici italiani, dipenderà niente meno che il destino dell’Unione europea. L’Italia ricopre un ruolo “chiave” in quanto si colloca, sia geograficamente che politicamente, all’intersezione delle divisioni inerenti, da un lato, la distribuzione della ricchezza fra il nord-Europa e il sud-Europa, e, dall’altro, la battaglia fra un’Unione “aperta” e il ritorno al “nazionalismo”. In questo senso, Sachs appoggia apertamente un’alleanza tra il Movimento5Stelle e il Partito Democratico (con quest’ultimo a capo del Ministero delle finanze) affinché Roma possa unirsi agli sforzi franco-tedeschi di riformare l’Ue.

In un articolo a metà fra analisi e reportage pubblicato su Handelsblatt, Regina Krieger scrive di una mai del tutto sopita passione di una fetta della popolazione italiana per la Lira. Ripercorrendo alcune tappe della scorsa campagna elettorale, Krieger sostiene che il tema della sovranità-monetaria non sia più all’ordine del giorno del dibattito politico italiano, ma che alberghi ancora in determinati nostalgici. Intanto il Financial Times si focalizza sui dati “deludenti” dell’industria del Belpaese e della Francia. Giada Zampano e Joshua Posaner su Politico.eu scrivono di Alitalia. In particolare, l’articolo sottolinea come i problemi politici legati alla formazione di un nuovo esecutivo si riverberino sul processo di vendita della compagnia tricolore.

Die Welt ha rilanciato i contenuti di un’intervista rilasciata dal magistrato Nicola Gratteri a una testata regionale del Paese. Gratteri punta il dito contro la debolezza dei sistemi normativi europei in funzione anti-mafia e getta luce sulla dimensione internazionale della criminalità organizzata di origini italiane. “La politica tedesca non vede alcun problema nella presenza della mafia” nel Paese ha specificato Gratteri che ha quindi spiegato come siano a rischio le dinamiche democratiche-elettorali non solo italiane. Sulla stessa testata poi, è stato pubblicato un’intervista-ritratto con Davide Casaleggio, l’“eminenza grigia del partito più forte d’Italia”. Nel dialogo con Constanze Reuscher, Casaleggio si descrive come un “attivista” e rifiuta i paragoni con Berlusconi. Inoltre dice che chi ha paura degli ideali legati alla democrazia diretta digitale non “è ben informato”.

(ilSalto, 13.04.2018)

Photo CC Flickr: APEC 2013

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English, FakEU, Rubriche

After the European Union’s high-level expert group on fake news presented its report to the press in early MarchEl Pais reported that Brussels won’t undertake specific legislative action against fake news. On the contrary, the experts suggested that co- and self-regulation with — and by — the media sector are more effective tools to fight the spread of misinformation (Euractiv). Similar views were outlined in a different context by London Mayor Sadiq Khan as he spoke to a crowd at a South by Southwest (SXSW) conference.

Nevertheless, over the past few weeks, EU Commissioner for Digital Economy and Society Mariya Gabriel faced pressure again over the issue amid the outbreak of Facebook’s Cambridge Analytica scandal. In a letter addressed to Gabriel, Julian King, the EU commissioner for security, called for a plan to counter the spread of fake news and digital propaganda via social networks.

Meanwhile, a group of lawyers from the Paris-based HEC institute and New York University filed a complaint with the European Ombudsman. The target of the legal action is the European External Action Service’s (EEAS) East Stratcom Disinformation Review, which catalogs articles that the EU believes to be Russian misinformation or propaganda. The lawyers claim that the recommendations set out by EUvsDisinfo are in violation of, among other rights, EU laws on freedom of expression (Le Monde). However, 16 international affair analysts took the side of the European service in an op-ed published on EUobserver.

Continua su Poynter, 11.04.2018

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English, FakEU, Rubriche

Last week, the president of the German Federal Republic, Frank-Walter Steinmeier, invited journalists and bloggers to discuss the spread of misinformation at his Bellevue residence in Berlin. Steinmeier called for traditional media and recognized information sources to stand out as “islands of trustworthiness” in the public sphere. Meanwhile, however, a new study conducted by the Stiftung Neue Verantwortung investigated the role played by traditional media outlets in the spread of fake news. The authors claimed that well-established media outlets, such as Bild and Die Welt, created fake news that were later exploited by right-wing politicians via social networks.

Continua su Poynter, 23.03.2018

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English, FakEU, Rubriche

In France, Emmanuel Macron’s proposed initiatives against fake news continue to make headlines. Last week, Le Monde got hold of the draft bill that aims to hinder the online diffusion of false information during campaigns. The document was forwarded by the Elysée to the deputies of the president’s party and outlines the guidelines of the future law. An extensive review of the document was published later by Next Inpact, and  a commentary can be found on HuffPost. The draft bill will need to be examined by the French Constitutional Council before entering the phase of Parliamentary debates at the end of April.

Meanwhile, the French Minister of Culture, Francoise Nyssen, spoke to Le Figaro about the legislative process kicked off by the government. Nyssen said that the law is necessary to safeguard the democratic system from abuse. Nevertheless, some analystscontend that the bill might emperil freedom of the press.

In Spain, Parliament’s National Security Committee called for the government to take action against fake news. Through a non-binding recommendation, the committee asked the government to actively participate at the EU level in the development of strategies against the threat. The left-wing coalition Unidos Podemos voted against the motion.

Continua su Poynter, 14.03.2018

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Rassegne

Su The ConversationBruno Pellegrino analizza il problema della produttività stagnante nel Belpaese e si chiede se il prossimo governo sarà in grado di affrontare le criticità dell’economia italiana. Intanto Daniel Gros, economista e direttore del think tank CEPS, afferma che è sempre stato scettico nei confronti degli sforzi di riforma intrapresi da Roma. Cosa ne consegue? Che si aspetta poco anche dal futuro. Altri commenti critici di economisti di fama internazionale nei confronti dell’Italia sono stati raccolti da David Böcking per Der Spiegel.

Su The IndependentOrlando Radice scrive che il risultato del voto italiano era prevedibile considerando il trascorso berlusconiano del Paese. Anche David Broder, su Jacobin, sostiene che, con il M5S è nato qualcosa “non del tutto nuovo”: “Il risultato è sorprendente, ma non scioccante”. E mentre Francesco Zaffarano, per The NewStatesman, ripercorre la breve storia di quello che è nato come un “non-partito di un comico”, su Mediapart, in Francia, Fabrizio Li Vigni sostiene che il M5S rappresenta una forza anti-neoliberista.

Riguardo alle elezioni, Ambros Waibel su Taz scrive: “La sinistra è delusa”. Del resto, la crisi della socialdemocrazia è percepibile in tutta Europa. Ne sarebbero testimonianza i risultati elettorali “catastrofici” arrivati nel corso degli ultimi anni. A proposito, un’analisi comparativa delle percentuali ottenute dai partiti socialdemocratici in giro per il Vecchio Continente è stata realizzata da Flora Wisdorff per Die Welt. Giusto chiedersi, a questo punto, se esista ancora una panacea per i mali della sinistra. La redazione del The Guardian sostiene che i progressisti dovrebbero smetterla di imitare la destra e focalizzarsi sulla produzione di policy a favore di un’occupazione “stabile e di qualità”.

 

Per Rafael Behr “La vittoria dei populisti in Italia mostra l’ampiezza dell’epidemia di rabbia in Europa”, Mentre John Weeks, su Social Europe, si chiede quanti messaggi debba ancora ricevere Bruxelles prima di rendersi conto degli errori che ha commesso in questi anni

 

Sulle pagine di Project SyndicateJan-Werner Mueller chiede: se i cittadini sono tanto irrazionali e mal informati da votare per Trump, Brexit (e per i populisti italiani), non sarebbe logico ridurre il loro potere decisionale? Bettina Gabel, corrispondente per Die Welt da Roma, spiega al pubblico tedesco (incredulo di fronte al ritorno di Berlusconi) che l’Italia è un “Paese profondamente diviso che cerca l’uomo forte” come soluzione ai propri problemi. Lucie Soullier, sulle pagine di Le Monde, sottolinea come Marine Le Pen abbia salutato il risultato di Salvini, ma persegua una strategia differente da quella leghista incentrata su una “coalizione delle destre”.

Bastien Bonnefous scrive che il voto italiano “perturba” i piani di riforma dell’Unione europea di Emmanuel Macron. È dello stesso avviso anche Stephen Bush del The NewStatesmanJon Henley, sul The Guardian, evidenzia invece la sovrapposizione tra la nascita dell’esecutivo tedesco e l’ingovernabilità italiana. In questo senso, anche Judy Dempsey, su Carnegie Europe, tratta i tanti “mal di testa” dell’Ue. Per Rafael Behr, “la vittoria dei populisti in Italia mostra l’ampiezza dell’epidemia di rabbia in Europa”. Mentre John Weeks, su Social Europe, si chiede quanti messaggi debba ancora ricevere Bruxelles prima di rendersi conto degli errori che ha commesso in questi anni. Eppure, proprio nella capitale europea, non tutti sono preoccupati di quanto accaduto: il report di Luis Grases per Contexte. Forse perché, come evidenziato da Michael Cottakis su EuObserver, questi “populisti” non “vogliono mica uscire dall’Euro”.

Steve Bannon (ex-Breitbart, un portale di informazione internazionale posizionato a destra) afferma che quello dello scorso fine settimana rappresenta un revival in salsa italiana del voto-pro Trump del 2016. Proprio in questo senso, negli Stati Uniti, sulle pagine del New York TimesDavid Brooks parla del “caos dopo Trump” in Europa. Dal canto suo, Beppe Severgnini narra una “dolce vita diventata amara” (qui invece, l’editoriale sulle elezioni italiane, firmato dalla redazione del NYT).

Secondo Mario Pianta (Università degli Studi di Roma Tre), Social Europe, il voto può essere spiegato tramite i fattori “paura” e “povertà. Il primo avrebbe spinto la Lega, il secondo il M5S. Una bella analisi del voto italiano corredata da infografiche interattive è stata realizzata anche da Anna-Lena Ripperger per Frankfurter Allgemeine Zeitung. Su BloombergAlberto Alemanno, candidato alla Camera per +Europa, nonostante la vittoria dei populisti e la sconfitta della propria lista, da una lettura positiva del fenomeno M5S: ha il merito inequivocabile di aver aumentato il tasso di partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese e, su alcune battaglie fondamentali – soprattutto trasparenza e corruzione – si trova dal “lato giusto della storia”. D’altronde, il diritto a governare lo reclamano gli stessi candidati del Movimento, come Federico Manfredi Firmian sulle pagine del The Guardian.

 

L’Italia è un caso unico rispetto ai voti in Austria, Olanda e Germania: da un lato (rispetto ai casi tedesco e olandese) i partiti mainstream non saranno in grado di creare una larga intesa, dall’altra (rispetto a quanto accaduto a Vienna) il centrodestra non ha la capacità di tenere a bada le forze radicali.

 

Su PoliticoPaul Taylor sostiene che l’establishment italiano dovrebbe dare un’opportunità ai populisti e fargli prendere in mano una parte di responsabilità di governoJacopo Barigazzi delinea 5 scenari per la costituzione del prossimo governo italiano. Anche Enea Desideri sulle pagine del think tank britannico, Open Europe, si cimenta in un’impresa simile. Giuliano Ferrara parla di un sistema politico afflitto dal nichilismo.

Nel frattempo, Stefano Stefanini parla dell’Italia come un caso unico rispetto ai voti in Austria, Olanda e Germania: da un lato (rispetto ai casi tedesco e olandese) i partiti mainstream non saranno in grado di creare una larga intesa, dall’altra (rispetto a quanto accaduto a Vienna) il centrodestra non ha la capacità di tenere a bada le forze radicali.

Dalla Spagna, Iñigo Sáenz de Ugarte, vice-direttore di El Diario, sostiene che il voto rappresenta una patata bollente nelle mani di Bruxelles. Sáenz de Ugarte discute inoltre l’importanza del voto nel contesto internazionale. Anche per Stephanie Kirchgaessner, l’elettorato italiano ha lanciato un vero e proprio monito all’Europa. Lorenzo Marsili interpreta il risultato di domenica come il segno di un panorama politico in “transizione”. Verso quale stato? C’è da aspettarsi un colpo di coda dell’estrema destra, o una genuina trasformazione progressista. Tertium non datur.

 

(Linkiesta, 08.03.2018)

Photo CC Flickr: Camera dei deputati

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